Se l’adeguamento si risolvesse in un mero recepimento di norme stabilite dal legislatore, si potrebbe dire che una delle scommesse della riforma è fallita. Gli enti sono chiamati a un compito impegnativo: ripensare alla propria identità, alla propria missione e all’impatto generato.
In questi tempi, c’è inquietudine nel Terzo settore. Il 2 agosto 2019 scade l’adeguamento degli statuti di ODV, APS e Onlus già iscritte nei rispettivi registri istituiti dalle normative di settore. Cosa significa, in termini strettamente giuridici, “adeguamento”? Significa recepire negli statuti le norme che il legislatore ha definito come inderogabili. Si tratta di previsioni del Codice del Terzo settore ritenute così essenziali, se si intende acquisire la qualifica di ente del Terzo settore, da prevalere sull’autonomia degli associati che risulta, conseguentemente, per questi aspetti limitata. Diversamente, si deve rinunciare all’acquisizione della qualifica, rimanendo nell’ambito di quello che è definito il diritto comune. Questo il significato giuridico di “adeguamento”, che potrebbe essere definito anche come “recepimento”, con pochi margini di discrezionalità.
Ma basta così? Si direbbe di no. Se l’adeguamento si risolvesse in un mero recepimento di norme




