Negli ultimi tre anni il Legislatore sembra si sia concentrato in maniera ossessiva sugli obblighi di trasparenza a carico degli enti del terzo settore.

Da un deficit oggettivo di trasparenza si è passati infatti ad una legislazione che rischia oggi di strozzare gli enti sotto i colpi di obblighi e adempimenti a dir poco insostenibili per gli enti del terzo settore.

In ordine di tempo l’ultima norma che interviene sul tema è la L. 3/2019, nota come “spazza corrotti”, che estende gli obblighi in materia di trasparenza previsti per i partiti politici a tutti gli enti del terzo settore i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da persone che abbiano ricoperto nei dieci anni precedenti incarichi politici o amministrativi.

La legge modifica l’articolo 5, comma 4, D.L. 149/2013, convertito, con modificazioni, dalla L. 13/2014, sostituendolo con il seguente comma: “Ai sensi e per gli effetti del presente articolo, sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero persone che siano o siano state, nei dieci anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali ovvero che ricoprano o abbiano ricoperto, nei dieci anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali per esservi state elette o nominate in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici, nonché le fondazioni e le associazioni che eroghino somme a titolo di liberalità o contribuiscano in misura pari o superiore a euro 5.000 l’anno al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali”.

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