Dal prossimo 1° gennaio 2020 l’esportatore abituale non avrà più l’obbligo di consegnare la dichiarazione d’intento al fornitore, unitamente alla copia della ricevuta di trasmissione telematica, al fine di acquistare beni e servizi senza applicazione dell’Iva ai sensi dell’articolo 8, lett. c), D.P.R. 633/1972.

È quanto emerge dall’articolo 12-septies D.L. 34/2019 (c.d. “Decreto crescita”) che ha introdotto importanti novità in merito agli adempimenti che devono essere rispettati dagli esportatori abituali in relazione alla possibilità di utilizzo del plafond di esportatore abituale.

È opportuno ricordare che, fino al 31 dicembre 2019, l’esportatore abituale che ha maturato il relativo status deve consegnare ai propri fornitori una copia della dichiarazione d’intento, unitamente alla copia della ricevuta di presentazione telematica della stessa.

Dal canto suo il fornitore deve porre in essere il c.d. “riscontro telematico”, al fine di verificare la correttezza degli adempimenti da parte dell’esportatore abituale.

Solo successivamente può emettere fattura in regime di non imponibilità Iva ai sensi dell’articolo 8, lett. c), D.P.R. 633/1972.

Come anticipato, a partire dal prossimo 1° gennaio 2020 l’obbligo di consegnare al fornitore la copia della dichiarazione d’intento, unitamente alla copia della ricevuta telematica, è stato soppresso. Tuttavia, a fronte di tale soppressione l’articolo 12-septies D.L. 34/2019 prevede quanto segue:

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