Il tema della “prova” riguardante la non imponibilità Iva applicata agli scambi intracomunitari ha da sempre costituito un arduo banco di prova per gli operatori, atteso che né la disciplina comunitaria né tanto meno quella nazionale hanno sinora fornito indicazioni esaustive in merito.

Sappiamo che per qualificare una operazione come “intracomunitaria” è necessaria la verifica contestuale di quattro requisiti:

soggettività passiva ai fini Iva degli operatori,
onerosità della cessione del bene mobile materiale trasferito,
trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale,
spostamento del bene da uno Stato comunitario all’altro.
Senza questi requisiti la cessione risulta soggetta ad imposta nel Paese del cedente.

Ma come si diceva, è soprattutto la “prova” relativa a tale ultimo requisito che risulta sprovvista di indicazioni dirimenti da parte del Legislatore, in particolare in situazioni nelle quali non è il soggetto cedente a curare la fase del trasporto (tipiche sono le cosiddette cessioni “franco fabbrica” o “ex-works”, nelle quali è il soggetto cessionario, in proprio o tramite soggetti da lui incaricati, a curare la fase di del trasferimento del bene al di fuori del Paese in cui risulta identificato il cedente).

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