Pubblicato ieri in Gazzetta il testo del decreto collegato alla Legge 106. Confermata l’idea di non erogare le somme percepite sotto una certa soglia, e di ridistribuire l’inoptato con criteri diversi da quelli attuali. Prevista anche una stretta sui tempi di erogazione, e sanzioni severe per le organizzazioni poco trasparenti
È stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, ed entra in vigore da oggi 19 luglio 2017, il decreto legislativo sul 5 per mille (DL 3 luglio 2017, n°111 collegato alla Riforma del Terzo settore (legge 6 giugno 2016, n° 106). Ecco a grandi linee che cosa contiene.
I beneficiari e le soglie di contributo
Confermati i beneficiari degli ultimi cinque anni: il 5 per mille andrà dunque a favore degli enti “del volontariato” (quelli già iscritti al primo elenco), di quelli che si occupano di ricerca scientifica e ricerca sanitaria, a sostegno delle attività sociali dei Comuni e delle associazioni sportive dilettantistiche oltre che delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. Altri dettagli arriveranno da un altro decreto, questa volta un Dpcm, che dovrà essere adottato entro i prossimi 120 giorni e che definirà modalità e termini per l’accesso al 5 per mille per la formazione e la pubblicazione dell’elenco permanente degli iscritti, ma si prevede che in questo settore le norme ricalcheranno sostanzialmente la prassi degli ultimi due anni (elenco permanente cui si rimane iscritti salvo cataclismi). La novità più significativa, ancorché ampiamente annunciata, è però un’altra: nel decreto in vigore da oggi si legge infatti che il futuro Dpcm dovrà stabilire «l’importo minimo erogabile a ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti» e «le modalità di riparto delle scelte non espresse dai contribuenti». Ovvero: sotto una soglia minima di contributo le associazioni non vedranno un euro, e l’”inoptato” (somme destinate senza codice fiscale) verrà ridistribuito con criteri da stabilire, e non più semplicemente in proporzione alle scelte ricevute. C’è da immaginarsi che su questo ci sarà battaglia, soprattutto da parte delle organizzazioni che oggi ricevono le maggiori somme in assoluto, e che quindi dovrebbero rinunciare a una bella fetta di introiti.




