Additati come causa di tutti i mali, il Governo che non dice una parola sulla uberizzazione e la gig economy ha sospeso la vendita dei voucher. Con quali conseguenze, facile capirlo. Ancor più facile capire chi pagherà il conto: giovani, disoccupati, ristoratori e commercianti. Non certo i caporali o i soliti furbetti dell’elusione.
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Così,il direttore della Caritas di Bergamo, don Visconti, ha lanciato l’allarme: i voucher erano uno «strumento fondamentale per le attività sociali e caritative». La Caritas bergamasca, nel 2016, ha distribuito e commissionato lavoretti retribuiti a persone svantaggiate per un importo di 100mila euro. Poca cosa, si dirà, di fronte ai grandi numeri che piacciono ai burocrati. Poca cosa, forse, ma sempre una microeconomia che pazientemente tentava di ricomporre e ricucire un legame sociale che qualcuno vorrebbe sempre più lacerato. Tutto questo, da venerdì, è stato spazzato via. Anziché migliorare, limitare, lavorare sul concreto si è scelta la strada del talk show e del colpo ad effetto.




