ODE ALLE GIORNATE DI LAVORO NON LINEARI
La giornata lavorativa tipo, per molti decenni, è stata definita da passaggi rigidi: mettersi alla scrivania più o meno intorno alle 9 del mattino, fare pausa pranzo, rimettersi alla scrivania fino alle 5 o alle 6 del pomeriggio. Punto. Con la pandemia, questo meccanismo lineare è stato stravolto. Non solo è cambiato per il molti il “dove” lavoriamo, ma anche il “quando”.Anche prima della pandemia, certo, qualcuno si «portava il lavoro a casa» o guardava le email fuori dall’ufficio. Ma si trattava di straordinari non retribuiti, in aggiunta a lunghe giornate con i piedi sotto la scrivania. Ora che gli orari statici sono venuti meno, sta emergendo invece via via il modello della «giornata lavorativa non lineare». I dipendenti che firmano questi accordi possono svolgere il proprio lavoro in modo «asincrono», cioè al di fuori del tradizionale orario rigido di lavoro, completando le attività in momenti diversi sparsi lungo tutta la giornata. L’idea è che si possano costruire programmi di lavoro attorno alle vite personali, piuttosto che stipare e comprimere la vita privata in orari fissi e contrattati.
Controllo sul tempo Secondo gli esperti, ci sono molti vantaggi nel lavorare in modo asincrono. Anzitutto, si ha maggiore controllo sul proprio tempo. Che poi – come spiega Bbc – sebbene questa possa sembrare una conquista post pandemica, in realtà si tratta di un ritorno al modo in cui gli esseri umani lavoravano in epoca preindustriale, quando una tipica giornata lavorativa durava dall’alba al tramonto, intervallata da pause, pasti e sonnellini regolari. Quando la società si è industrializzata, è nata poi la rigida settimana lavorativa di cinque giorni e 40 ore. Prima nelle fabbriche, poi negli uffici. Ma la pandemia ha «sciolto» questa rigidità: c’è chi, da casa, ha lavorato anche durante le pause e chi si è preso del tempo da trascorrere con la famiglia in quelli che prima erano tradizionali orari di lavoro.
Vari tipi di non linearità Le giornate lavorative non lineari possono essere di vario tipo. C’è chi sceglie di riaprire il computer dopo cena, chi preferisce portarsi avanti al mattino presto per poi andare ad allenarsi in palestra. Chi è genitore eviterà di perdersi la partita di calcio del figlio, potrà andare a prenderlo a scuola o preparargli la cena, rimettendosi al lavoro dopo che i bimbi sono andati a letto. E se gli uffici pubblici sono aperti dalle 9 alle 17, il dipendente ha tempo di fare delle commissioni e poi riprendere a lavorare. Insomma, le variazioni sono infinite e molto personali.
Come ci aveva spiegato l’esperto di diritto del lavoro Antonio Aloisi, la formula è quella di aggiungere flessibilità ai giorni di lavoro, cioè aggiungere slot di orari possibili in cui lavorare.
Vantaggi personali… Il lavoro asincrono consente alle persone di risparmiare il tempo del pendolarismo, svolgere attività di ordinaria amministrazione durante le ore di bassa produttività, avere tempo per l’attività fisica e i propri hobby e risparmiare denaro con i pasti cucinati in casa.… e per l’azienda E una maggiore flessibilità significa generalmente anche una maggiore produttività. Invece di attenersi a un orario fisso, i dipendenti possono suddividere le giornate in blocchi che si adattano meglio ai loro ritmi naturali, portando a termine il lavoro quando si è più produttivi e creativi. Le giornate lavorative non lineari aiutano di fatto a spostare il focus del lavoro dall’attività in sé ai risultati.
Servono delle regole Tuttavia, perché un modello non lineare abbia successo, servono forse delle regole. Aaron De Smet, senior partner di McKinsey, suggerisce ad esempio una formula mista in cui sia garantito un blocco orario fisso, per svolgere il lavoro sincrono dal vivo con riunioni e brainstorming, unito poi a orari flessibili.
Meglio della settimana corta Certo, non tutte le aziende e non tutti i datori di lavoro sono pronti a questo cambio di paradigma. Oggi queste formule sono più diffuse nel settore tecnologico e nelle aziende che hanno team di lavoratori sparsi in tutto il mondo, più che nelle imprese che hanno alle spalle una organizzazione di presenze fisse in ufficio. C’è ancora molta strada da fare, eppure la domanda crescente di maggiore autonomia e flessibilità che arriva dai nuovi candidati può aiutare in questa direzione. Insomma, più che la settimana lavorativa di quattro giorni, in cui tutto sarebbe compresso in poche giornate di superlavoro piene zeppe di impegni che non lasciano spazio alla vita privata, la formula di una giornata lavorativa non lineare, da contrattare con l’azienda, sembra invece più adatta. Al benessere delle imprese, e anche dei lavoratori.