Il Non profit cresce e si diversifica, questo è il principale dato che emerge dal nono censimento dell’industria di Istat a cui hanno partecipato 300mila organizzazioni. E i numeri parlano chiaro: il settore è tra i più dinamici con il 39% in più di occupati in dieci anni. L’Emilia-Romagna è nella parte alta della classifica con dati di molto superiori alla media nazionale.

E’ un mondo in continuo movimento e in trasformazione, quello del non profit, un mondo che, nonostante la crisi, segna una netta crescita. Più di 4milioni e mezzo di volontari (4,7), 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei per un settore che, negli ultimi 10 anni è cresciuto del 39% in termini di dipendenti e del 28% (dal 2001 al 2011) per il numero di organizzazioni attive sul territorio, arrivate ad un totale di 301.191.
Questi sono i dati del 9° Censimento dell’industria, i servizi e del non profit dell’Istat, i cui risultati sono stati presentati lo scorso 11 luglio a Roma. Ne emerge un paese in cui il non profit occupa una posizione significativa, spesso colmando le numerose lacune lasciate dal servizio pubblico. La parte del leone la fanno i settori cultura e sport che da soli assorbono il 65% del totale delle istituzioni, seguite dall’assistenza sociale (con 25 mila istituzioni), delle relazioni sindacali e di rappresentanza (16 mila realtà), dell’istruzione e ricerca (15 mila istituzioni). Inoltre, il 6,4% delle unità economiche attive è non profit.

Il peso, però, non è distribuito in modo omogeneo in tutto il paese, dato che quasi la metà dei dipendenti del non profit è concentrato in tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

Secondo i dati estrapolati dall’Assessorato alle Politiche Sociale dell’Emilia Romagna, in regione il settore impiega oltre 64 mila addetti, 148 ogni diecimila abitanti. I volontari imegnati nelle istituzioni non profit che hanno risposto al censimento sono 428.550, 987 ogni diecimila abitanti.

Fonte: newsrimini.it