Siamo solo agli inizi e già si vedono i primi effetti collaterali della Mifid 2: aumentano i costi dei conti correnti. La Mifid 2, per chi ancora non lo sapesse, è la nuova direttiva europea che cambia le regole sul mercato dei prodotti e dei servizi finanziari in Europa.

Dal 3 gennaio 2018, gli intermediari (banche, Sgr e Sim) dovranno garantire maggiore trasparenza sui costi dei prodotti finanziari. Tra le grandi novità della Mifid 2, vi è l’obbligo di inviare annualmente una comunicazione al cliente-risparmiatore con tutti i costi sostenuti per i servizi di investimento.

Per l’industria finanziaria si tratta di un vero e proprio terremoto. La Mifid 2 costerà oltre 2,5 miliardi di euro e molte banche rischiano di avere serie ripercussioni in termini di redditività.

Cosa c’entra la Mifid con l’incremento dei costi dei conti correnti?
Te lo spieghiamo subito. Per prima cosa, è opportuno comprendere quali sono gli strumenti finanziari regolati dalla normativa Mifid 2:

1) Valori mobiliari: titoli di capitale (azioni) o titoli di debito (obbligazioni).

2) Strumenti del mercato monetario: strumenti finanziari a breve termine fino a 18 mesi, oppure non oltre i 12 mesi, ad esempio i nostri Bot.

3) Quote di organismi di investimento collettivo (OICR): tipicamente quote di fondi comuni di investimento e Sicav

4) Strumenti finanziari derivati: contratti di opzione, contratti finanziari a termine («future» e «forward») e altri strumenti derivati connessi a valute, tassi di interesse, quote di emissioni, indici finanziari ecc…

Non occorre essere grandi esperti di finanza, per capire chi è il grande assente. Stiamo ovviamente parlando del vecchio e caro conto corrente, lo strumento nel quale si concentrano oltre 1300 miliardi di euro di risparmi degli italiani.
Trattandosi di un costo meno percettibile rispetto ad altri prodotti di investimento, quello del conto corrente risulta essere il più immediato da aggredire da parte delle banche.

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