È un documento che serve per poter partecipare ad appalti e lavori pubblici. Dovrebbe essere rilasciato in tempi strettissimi. Ma basta una complicazione ad allungare la procedura. La fotografia di Confimprenditori su un fenomeno a macchia di leopardo che coinvolge il 15% delle Pmi.
Se non lavorate in una delle 56mila medie e piccole imprese che in Italia sono attive sul mercato dei contratti pubblici in Italia il nome “Durc” potrebbe non dirvi molto. Se invece rientrate nella categoria, probabilmente al solo sentire il nome sentirete un brivido correre lungo la schiena. Stiamo parlando del “Documento unico di regolarità contributiva”: è un’attestazione dell’assolvimento, da parte di un’impresa, degi obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile. In altre parole: se non pagate o pagate in ritardo i contributi ai lavoratori, non potete avere il Durc. Senza Durc non potete partecipare agli appalti e ai subappalti di lavori pubblici, ai lavori privati soggetti al rilascio della concessione edilizia o alla Dia, alle attestazioni Soa (le certificazioni necessarie per partecipare alle gare). Non sono prescrizioni limitate all’edilizia ma a tutti i contratti con la Pubblica amministrazione. Fin qui è tutto sacrosanto, un mezzo per tutelare i lavoratori e penalizzare i furbi. C’è però un problema, evidenziato da un’indagine a campione fatta dal Centro studi Confimprenditori: i tempi e le inadempienze, che in alcune aree del Paese sono abnormi e finiscono per penalizzare pesantemente le aziende coinvolte. Nel campione interessato (200 associati) il 15% delle imprese ha denunciato ritardi che hanno prodotto danni a ciascuna per 10mila euro. Proiettando la cifra a livello nazionale si parla di un appesantimento alle imprese per centinaia di milioni.




