L’Unione punta a regolamentare un settore facilmente dove aggirare le imposte è molto semplice. Nel mirino ci sono le pratiche di elusione dell’iva su importazioni extra-Ue, per rendere più armonico il campo dei market intermediari.
Nicola Piovani sostiene che la musica sia fatta di suono e di silenzio, di battere e levare. Un acquisto online, per certi versi, riposa sullo stesso equilibrio fra momenti di scelta e momenti di attesa i quali, se gestiti male o per nulla, soprattutto se attengono ai tempi successivi all’ordine ed al relativo pagamento, possono produrre ansie, domande e recensioni negative.
Se recentemente avete comprato un prodotto da un venditore cinese o presso un intermediario che l’ha importato da paesi al di fuori dell’Unione Europea e state dunque soffrendo ritardi e problemi o se i vostri beni risultano al momento essere fermi in dogana o è stato chiesto il pagamento di un dazio, allora dovete esserne consapevoli: siete incorsi nel delicato periodo di transizione successivo all’introduzione, lo scorso primo luglio, di una vasta riforma europea volta a regolamentare il commercio elettronico verso i consumatori finali e a contrastare le distorsioni di carattere fiscale che riguardano le vendite da Paesi extra-Ue non solo da parte di operatori cinesi, ma anche da parte dei cosiddetti venditori in dropshipping che, senza magazzino, si occupano di acquisire la vendita per lasciare la gestione della consegna ai propri fornitori.
Tale riforma è stata approvata sia per favorire il mercato comune rendendone omogenee le condizioni sia per contrastare le pratiche elusive delle importazioni da paesi extra-Ue che ammontano, secondo il Financial Times, a 5 miliardi di euro annui e che, secondo le stime, avrebbero potuto salire a 7 se non si fosse posta mano alla questione. In particolare, si è voluta contrastare la pratica di elusione dell’iva con la quale anche beni di maggior valore approfittano del VAT de minimis ovvero dell’esenzione dal pagamento dell’imposta e delle dichiarazioni doganali per i beni importati da paesi al di fuori della Ue, di valore inferiore ai 22 euro (detti small consignments) che, pur eccedendo tale somma, vengono spediti con l’indicazione di un importo differente e con l’indicazione generica “gifts” o “sample parts”.




