Le varie forme di accertamento, i metodi eseguiti dall’Agenzia delle Entrate, gli strumenti i termini per eseguire l’accertamento. Come si difende il contribuente dall’avviso di accertamento e quali soggetti rischiano di più.
A volte ci sono domande scontate che richiamano risposte scontate. Se uno chiede quando scatta un accertamento fiscale viene spontaneo dire: quando non si pagano le tasse. Ma non è sempre così. O meglio, di sicuro il mancato pagamento delle tasse è uno dei motivi più frequenti di accertamento ma non è l’unico. Anzi, a voler essere precisi, non si può neanche parlare di accertamento fiscale nei confronti di chi non paga le tasse quando queste sono già certe nel loro ammontare; si avrà piuttosto una evasione bella e buona. Facciamo un esempio: se una persona è proprietaria di un immobile e non paga per un anno l’imposta sui rifiuti, non le arriverà certo un accertamento fiscale ma un avviso che accerta l’evasione e, successivamente, la cartella esattoriale (addirittura potrebbe ricevere direttamente la cartella). Se un contribuente presenta regolarmente la dichiarazione dei redditi ma poi non versa l’Irpef di cui egli stesso ha dichiarato di essere debitore, non riceverà un accertamento ma subirà la procedura di riscossione. Ma allora quando scatta un accertamento fiscale? Di solito l’accertamento scatta quando i dati forniti dal contribuente sono diversi rispetto a quelli di cui è in possesso il fisco per cui quest’ultimo ritiene che il primo debba pagare di più o abbia usufruito di detrazioni o deduzioni non dovute.




