Non si vedevano dati così buoni da dieci anni, ma allora perché un sacco di esperti mettono in guardia contro il rischio di essere troppo ottimisti?
A dieci anni dall’inizio della crisi economica più grave dell’ultimo secolo, i segnali di una forte ripresa sono finalmente arrivati. Le economie di Europa, Stati Uniti, Cina e Giappone stanno crescendo molto, insieme a quelle dei più grandi paesi in Asia, Africa e Sudamerica. Il fatto che tutti questi paesi siano contemporaneamente in una fase espansiva è un “indicatore cruciale”, ha scritto il New York Times in un articolo pubblicato questa settimana. “Siamo di fronte a un’ondata sincronizzata di crescita che sta creando posti di lavoro, producendo ricchezza e temperando i timori di scontento sociale”.
Eppure, al recente forum di Davos, l’evento annuale dove i leader mondiali si incontrano con i rappresentanti delle grandi società e i responsabili delle principali organizzazioni economiche internazionali, il clima non era così uniformemente ottimistico. Come ha scritto il caporedattore economico di BBC: «Quest’anno a Davos ci sono due gruppi di persone. Quelli secondo cui le prospettive dell’economia mondiale sono buone. E quelli che pensano che siano troppo buone». Incontri e dibattiti, ha scritto l’agenzia Bloomberg, sono avvenuti in un «clima di opinioni molto contrastanti». Ma la sintesi più efficace l’ha offerta probabilmente il Wall Street Journal, che ha titolato: «L’economia mondiale va alla grande. Abbiate paura».
La ripresa
È abbastanza normale che dopo una grave recessione i segnali di ripresa vengano trattati con cautela. Timori e prudenze, però, non possono nascondere un fatto: l’economia mondiale è ripartita, i mercati azionari sono ai loro massimi storici e parecchie persone in tutto il mondo sono molto più ottimiste sul loro futuro di quanto non lo fossero negli ultimi dieci anni. Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’economia mondiale crescerà del 3,9 per cento nel corso del 2018, rispetto al 3,7 del 2017 e al 3,2 per cento del 2016. Secondo il Fondo era dal 2010 che non si vedeva un simile periodo di espansione economica mondiale. Il 57 per cento dei 1.300 amministratori delegati intervistati nel corso di un’indagine della società PWC ha detto di essere ottimista sull’andamento dei prossimi dodici mesi, il doppio di chi aveva dato la stessa risposta un anno fa.Non c’è una spiegazione unica per questa situazione: la ripresa è mondiale e l’ottimismo è diffuso, ma le ragioni sono diverse e specifiche per ogni paese. Negli Stati Uniti, per esempio, la crescita economica è stata in buona parte alimentata dalla spesa pubblica aumentata durante la presidenza Obama, mentre l’ottimismo degli amministratori delegati è in gran parte dovuto dal recente taglio fiscale dell’amministrazione Trump. Nel frattempo in Europa si sono finalmente iniziati a sentire gli effetti degli stimoli monetari della Banca Centrale Europea. In Cina si sono attenuati i timori di un “hard landing”, una brusca riduzione della crescita economica, mentre il paese modifica la sua struttura economica da quella di un paese in via di sviluppo a una moderna economia industrializzata. La lenta risalita dei prezzi del petrolio, precipitati tra 2014 e 2015, sta dando un po’ di respiro alle economie dei grandi esportatori, soprattutto Russia e Arabia Saudita. A un anno dall’inizio della presidenza Trump, le minacce di scatenare una guerra commerciale non si sono concretizzate, risparmiando a paesi come il Messico un potenziale periodo molto difficile. Anche il Brasile, che negli ultimi anni sembrava a un passo da una grave e prolungata recessione, sta mostrando segni di ripresa.
Non c’è un unico filo che unisce tutte queste storie, ma se proprio dovessimo trovare una causa unica a questi fenomeni, scrive il New York Times, sarebbe che probabilmente “i miglioramenti che vediamo sono dovuti semplicemente al fatto che le forze distruttive che avevano colpito le nostre economie hanno finalmente esaurito la loro forza, più che a una nuova miracolosa fonte di benessere che abbiamo scoperto”. Il fatto però che sia accaduto contemporaneamente in tutte le economie del mondo è di per sé una ragione per essere ottimisti. Significa, prima di tutto, che la ripresa è molto robusta perché ha molte ragioni diverse. Se le cose dovessero iniziare ad andare male da qualche parte è più difficile che il problema divenga contagioso per tutte le altre. Una ripresa distribuita in questo modo è, per definizione, più sostenibile e resistente. Ma, ovviamente, non invulnerabile.




