Niente da fare per il DURT. Il documento unico di regolarità tributaria, infatti, finora ha scatenato più malumori che altro e verrà cancellato e “ripensato”, prima ancora di entrare nel nostro ordinamento con la conversione in legge del decreto “Fare” (DL 69/2013), che dovrà avvenire entro il 20 agosto.
Si ricorda che il DL, intervenendo sull’art. 35, commi 28 e ss. del DL 223/2006, ha modificato la disciplina della responsabilità solidale negli appalti, eliminando innanzitutto l’IVA dai tributi per i quali era prevista. Inoltre, un emendamento all’art. 50 del decreto, presentato in sede di conversione da Girolamo Pisano (M5S) e approvato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, ha disposto che la responsabilità è esclusa se l’appaltatore verifica la corretta esecuzione degli adempimenti, scaduti alla data del versamento, acquisendo presso uno degli uffici provinciali dell’Agenzia il DURT relativo alla posizione del subappaltatore, attestante l’inesistenza di debiti tributari per imposte, sanzioni o interessi, scaduti e non estinti dal subappaltatore alla data di pagamento del corrispettivo o di parti di esso. L’appaltatore sospende il pagamento del corrispettivo fino all’acquisizione del documento unico di regolarità tributaria.
Tale misura ha suscitato non poche polemiche, perché incrementerebbe gli adempimenti a carico anche dei soggetti di piccole dimensioni, al punto che, già nei giorni scorsi, Rete Imprese Italia ha chiesto di cancellare l’emendamento, che “rischia di dare il colpo di grazia a molte imprese già messe a dura prova da una crisi che sembra non avere fine”. Il rischio, insomma, sarebbe quello di “soffocare” artigiani e imprese, come hanno sottolineato anche CNA costruttori e l’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili), che ha minacciato di “scendere in piazza” se non si “cancellerà questa stortura”.
La “discrepanza” tra gli intenti di semplificazione del DL 69/2013 e l’aggiunta di adempimenti che comporterebbe il DURT è stata sottolineata anche su Eutekne.info (si vedano “Il DURT e gli adempimenti che non si vogliono cancellare” del 25 luglio e “Per la responsabilità solidale negli appalti arriva il DURT” del 24 luglio).
Ieri, dunque, di fronte alla critica mossa alla disposizione anche da Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio, che si è detto deluso dal decreto (si veda “Pressione fiscale effettiva da record, nel 2013 è al 54% del PIL” di oggi), Stefano Fassina, Viceministro dell’Economia, ha risposto che l’emendamento sul DURT “intende essere di supporto alle imprese. Tuttavia, per evitare dannose strumentalizzazioni, in un clima già difficilissimo per il settore edile”, in Senato – ha aggiunto – “possiamo intervenire, al fine di spostare la valutazione dell’intervento nei decreti attuativi della delega fiscale, dopo un passaggio di discussione con le rappresentanze di imprese e lavoratori”.
In serata, poi, anche Simona Vicari, Sottosegretaria allo Sviluppo economico, ha confermato che “il DURT, adesso sconfessato, sarà cancellato nel corso dell’esame in Senato” del Ddl. di conversione. “È evidente – ha aggiunto – che si tratta di un meccanismo diabolico, che rischia di gravare ulteriormente sulle imprese e di aumentare la mole degli adempimenti burocratici a cui sono sottoposte le nostre aziende. Adempimenti che, è bene ricordarlo, in Italia sono già eccessivi”.
Intanto, il Movimento 5 Stelle, tramite il blog di Beppe Grillo, si è dissociatodall’emendamento presentato da Pisano: il partito – si legge sul blog – “al Senato è al lavoro per cancellarlo tramite tre emendamenti soppressivi già programmati in Commissione Bilancio. L’emendamento è stato presentato a livello personale, in quanto contrario allo spirito di aiuto alle piccole e medie imprese che ha sempre animato il M5S”.
Soddisfatto della vicina cancellazione della misura non può che essere Enrico Zanetti, deputato di Scelta Civica e Vicepresidente della Commissioni Finanze della Camera, che, nei giorni scorsi, ha cercato di opporsi all’emendamento poi votato sia dal Pd che dal Pdl: “La smentita sul DURT da parte di Beppe Grillo è l’ennesima riprova tanto della capacità del Movimento 5 Stelle di bloccare i lavori parlamentari, quanto dell’incapacità di essere meno che confuso nelle proposte”. Inoltre, per Zanetti, l’emendamento dimostra che, “purtroppo, ancora oggi, c’è una parte del Pd ottusamente incapace di vedere le semplificazioni fiscali come qualcosa di diversoda una strizzata d’occhio agli evasori, mentre il Pdl ha dimostrato di non interessarsi a ciò che vota, se non ha un impatto mediatico”.
Perché il vero obiettivo dovrebbe essere quello di “combattere ed eliminare gli adempimenti inutili, come la categoria dei commercialisti da cui provengo mi stimola in ogni modo a fare – chiosa Zanetti – invece di difenderli per lucrarci sopra come purtroppo, in questo Paese, fanno in molti”.
Fonte: eutekne.info




