Con la circolare n. 73/2020 l’INPS torna a parlare del bonus per i servizi di baby sitting e per la comprovata iscrizione ai centri estivi e servizi integrativi per l’infanzia, per il quale è stata recentemente avviata la procedura di presentazione delle domande (si vedano il messaggio INPS n. 2350/2020 e “Al via la nuova procedura per il bonus baby sitting e iscrizione ai centri estivi” del 6 giugno 2020).

Introdotto dagli artt. 23 e 25 del DL 18/2020 (conv. L. 27/2020), il bonus in esame inizialmente era erogabile nella misura massima di 600 euro (1.000 euro per i dipendenti del settore sanitario) ed era spendibile per il solo pagamento dei servizi di baby sitting. La disciplina è stata poi modificata dall’art. 72 del DL 34/2020 (c.d. decreto “Rilancio”) che ha portato il tetto massimo erogabile da 600 a 1.200 euro (2.000 per i predetti lavoratori del settore sanitario) e ha ampliato le modalità di fruizione del bonus, disponendo che possa essere speso, del tutto o in parte, anche per l’iscrizione ai centri estivi e ai servizi integrativi per l’infanzia.

La misura – fruibile con effetto “retroattivo” dal 5 marzo 2020, data in cui ha avuto inizio la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole, sino al prossimo 31 luglio – spetta ai genitori di figli di età non superiore a 12 anni dipendenti del settore privato (compresi quelli del settore sanitario, pubblico e privato, appartenenti a determinate categorie), agli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, agli autonomi iscritti all’INPS ed agli autonomi non iscritti all’INPS.

Con riguardo alla misura dei bonus, la circolare n. 73/2020 ribadisce che il tetto massimo di 1.200 euro (o 2.000 euro) è complessivo, cioè deve essere verificato tenendo conto di quanto eventualmente già percepito nella prima fase dell’emergenza, e riguarda il nucleo familiare, a prescindere dal numero di minori per cui viene richiesto il beneficio.
L’Istituto di previdenza si sofferma poi sul tema dell’alternatività dei bonus in esame rispetto al congedo specifico COVID-19 (inizialmente fissato in 15 giorni di astensione dal lavoro, successivamente elevati a 30 dal DL 34/2020) ricordando l’incompatibilità tra i due istituti.

In proposito, spiega l’INPS, posto che per il riconoscimento del bonus in esame occorre acquisire una nuova domanda, occorre trattare distintamente il caso in cui il soggetto, al momento della domanda, non abbia richiesto il congedo COVID, da quello in cui ne abbia fatto richiesta e sia stato autorizzato a fruirne.

Continua a leggere