Al fine di ottemperare alle regole imposte dai Protocolli approvati nei mesi scorsi, nella “Fase 2” (e successivamente) le aziende devono assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.

Nel comparto delle imposte dirette, il recente Decreto “Rilancio” (approvato e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) ha confermato ed ampliato la misura del credito d’imposta, mentre nessuna indicazione è stata prevista ai fini Iva in relazione all’aliquota applicabile, che rimane quindi quella ordinaria del 22%.

In tale ambito è interessante valutare, anche allo scopo di venire incontro alle esigenze finanziarie delle imprese, se sia corretto applicare il regime dell’inversione contabile ai sensi dell’articolo 17, comma 6, lett. a-ter), D.P.R. 633/1972, nel cui ambito sono ricomprese le prestazioni di pulizia relative agli edifici.

Dando per assodato il legame delle operazioni di sanificazione con l’edificio (l’ambiente di lavoro è lo spazio interno all’edificio in cui le persone prestano la propria attività), è tuttavia necessario comprendere quali siano le operazioni di “pulizia” soggette ad inversione contabile e se in tale nozione possa essere ricompresa la sanificazione.

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