Il DM del 10 maggio 2019, pubblicato sulla GU del 24 maggio 2019, ha stabilito che la fattura semplificata potrà essere emessa per importi non superiori a 400 euro.

È stato quindi innalzata la soglia per poter emettere la fattura semplificata, fissata in precedenza nel limite di 100 euro.

Ai sensi dell’art. 21-bis del DPR n. 633/1972, nella fattura semplificata risulta possibile indicare, in luogo degli elementi identificativi del cessionario o committente stabilito in Italia, soltanto il numero di partita IVA del medesimo oppure il codice fiscale. Inoltre, è possibile indicare in modo più generico, ovvero inserendo la sola descrizione, l’oggetto dell’operazione.

Attenzione: fermo restando il limite dell’importo di Euro 400, non è possibile utilizzare la fattura semplificata per:

le cessioni intracomunitarie di cui all’art. 41 del DL n. 331/1993;
le cessioni di beni e prestazioni di servizi – escluse le operazioni esenti di cui ai numeri da 1 a 4 e 9 dell’art. 10 del DPR n. 633/1972 – effettuate nei confronti di un soggetto passivo stabilito in altro Stato comunitario in cui è dovuta l’imposta. Si tratta delle operazioni non soggette a IVA per difetto del requisito della territorialità, effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro Stato comunitario con il meccanismo dell’inversione contabile, per le quali in fattura deve essere apposta l’annotazione “inversione contabile”.

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