L’Unione Europea ha messo nel mirino l’e-commerce commissionando un’indagine lampo dove in particolare sono stati esaminati ben 560 siti. Dalle analisi dei commissari è emerso che la maggioranza non rispettano le norme in vigore nella comunità europea dall’aprile 2018. Già nel dicembre del 2017 un nuovo regolamento (2017/2394) ha abrogato e rimpiazzato il regolamento 2006 del 2004 sulla cooperazione nella tutela dei consumatori. E lo scorso anno l’esecutivo europeo ha presentato il suo nuovo piano per i consumatori, un pacchetto di modifiche legislative di cui uno dei pilastri riguarda proprio regole per aumentare le tutele nel mondo online. La proposta è adesso sotto esame da parte di Consiglio ed Europarlamento.

Si è trattata di un’indagine lampo, la cosiddetta sweeps (delle verifiche periodiche), tramite cui le autorità nazionali osservano in contemporanea gli e-commerce di loro competenza con lo scopo di rafforzare la cooperazione tra i paesi in materia di tutela per i consumatori. I settori passati in rassegna sono quelli su cui si verifica maggiormente la vendita online, dall’abbigliamento (146 siti) fino agli elettrodomestici (128).

Secondo l’indagine Ue ben 6 siti su 10 presentano delle irregolarità: nella fattispecie è stato portato avanti, contemporaneamente in 30 paesi, uno studio su 560 siti online da cui è risultato che il 60% non rispettava le norme Ue per la tutela del consumatore. Molteplici sono gli aspetti poco chiari che si aggirano attorno a questa indagine.

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