A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione della comunicazione delle operazioni transfrontaliere di cui all’articolo 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015 (c.d. “esterometro“), gli operatori economici sono ancora alle prese con alcuni dubbi da risolvere.

Si ricorda che, a seguito della proroga disposta a gennaio, entro il prossimo 30 aprile è necessario presentare la comunicazione in questione relativamente alle operazioni effettuate e ricevute con controparti non stabilite ai fini Iva in Italia per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2019.

L’esterometro nasce con l’obiettivo di portare a conoscenza dell’Amministrazione Finanziaria le operazioni per le quali non sussiste alcun obbligo di emissione della fattura elettronica in quanto effettuate con soggetti passivi Iva che non sono stabiliti in Italia.

Si ricorda che si considerano non stabiliti ai fini Iva nel territorio dello Stato anche le posizioni Iva “identificate” in Italia di soggetti non residenti (direttamente o tramite rappresentante fiscale).

Come più volte confermato dall’Agenzia delle entrate (e come già previsto dal citato articolo 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015) il soggetto passivo stabilito ai fini Iva in Italia può evitare di includere l’operazione nell’esterometro se emette fattura elettronica (pur non essendovi l’obbligo) per l’operazione attiva posta in essere nei confronti del soggetto non residente.

Per quanto riguarda gli acquisti (sia di beni che di servizi) non è possibile operare tale “sostituzione” con la conseguenza che il soggetto passivo italiano dovrà inserire nell’esterometro le operazioni passive effettuate con controparti non residenti (dai quali riceverà fatture cartacee).

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