Casa dolce casa: non esiste posto migliore se non la casa in cui si vive. Eppure Tra le criticità che assalgono molte famiglie italiane ve n’ è una non di poco conto, relativa a quello che viene definito “disagio abitativo”. Per determinare lo stato di disagio abitativo è necessario analizzare una moltitudine di fattori, primo tra tutti l’ ampiezza dell’appartamento in relazione al numero delle persone che vi abitano, dal momento che un certo sovraffollamento determina sempre una condizione di vita disagiata.

Si campa male se si deve condividere ogni giorno uno spazio angusto, magari usufruire di una sola toilette e non avere uno spazio dove poter studiare in santa pace o starsene un po’ per i fatti propri. L’Istat considera sovraffollato un appartamento dai 60 ai 79 metri quadri in cui vivano sei o più persone, o uno di meno di 40 mq in cui vivano più di quattro persone. In pratica: se hai a disposizione meno di 10 metri quadri, stai vivendo una condizione di sovraffollamento abitativo e quindi di disagio. Non è tutto: le condizioni dello stabile in cui si vive sono determinanti. Se, per esempio, esistono importanti infiltrazioni di umidità o danneggiamenti strutturali, ecco che la condizione di disagio aumenta.

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