Nonostante le nuove cause di esclusione introdotte dalla L. 145/2018 (c.d. “Legge di Bilancio 2019”), l’aumento a 65.000 euro del limite di ricavi/compensi operato dal richiamato provvedimento ha ampliato la platea di soggetti che stanno accedendo al c.d. “regime forfettario”.

Per i soggetti già in attività, il passaggio dal regime Iva ordinario a quello forfettario ha comportato numerosi calcoli di convenienza, tra cui va menzionata la valutazione circa l’impatto economico della rettifica della detrazione Iva, ove sia richiesta ai sensi delle disposizioni di legge vigenti. Infatti, in base a quanto disposto dall’articolo 1, comma 61, L. 190/2014, il passaggio dalle regole ordinarie di applicazione dell’Iva al regime forfetario può comportare l’obbligo di operare la rettifica della detrazione Iva ai sensi dell’articolo 19-bis.2 D.P.R. 633/1972.

Nel prosieguo si riepilogano i punti chiave della disciplina in questione, con particolare riguardo alla scadenza e alle modalità di versamento dell’Iva risultante dalla rettifica della detrazione che scaturisce dal suddetto cambio di regime.

Come regola generale è noto che la detrazione dell’Iva viene operata dal contribuente immediatamente al momento dell’acquisto di un bene o di un servizio, in funzione dell’afferenza di questi ultimi ad operazioni soggette ad Iva (o assimilate). Tuttavia, laddove i suddetti beni e servizi siano poi successivamente utilizzati per effettuare operazioni esenti o non soggette ad Iva (fatta eccezione per alcune operazioni “attive” che, pur non recando l’applicazione dell’Iva, non determinano conseguenze sulla detrazione, quali quelle elencate all’articolo 19, comma 3, D.P.R. 633/1972), l’imposta originariamente detratta deve essere, in tutto o in parte, riversata all’Erario, dovendosi rettificare la detrazione a suo tempo effettuata. In sostanza, il meccanismo è finalizzato ad evitare che i suddetti beni e/o servizi arrivino allo stadio del consumo finale senza applicazione dell’Iva.

La rettifica della detrazione Iva ha dunque una funzione “correttiva”, preservando la coerenza tra la detrazione operata dal soggetto passivo al momento dell’acquisto ed il successivo assoggettamento ad Iva delle cessioni/prestazioni effettuate dal medesimo soggetto.

Con specifico riferimento all’ipotesi del passaggio dal regime Iva ordinario al regime forfettario risulta applicabile la tipologia di rettifica della detrazione Iva di cui all’articolo 19-bis.2, comma 3, D.P.R. 633/1972.

In base a tale norma, se intervengono mutamenti nel regime fiscale delle operazioni attive, la rettifica è eseguita limitatamente ai beni ed ai servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati e, per i beni ammortizzabili, è eseguita se non sono trascorsi 4 anni (9 anni per i fabbricati e le aree fabbricabili) da quello della loro entrata in funzione.

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