Accorciato, spezzettato, dequalificato: a dieci anni dalla crisi è il lavoro la vera vittima

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Accorciato, spezzettato, dequalificato: a dieci anni dalla crisi è il lavoro la vera vittima

Il numero degli occupati oggi è addirittura poco più alto dal giorno in cui Lehman Brothers fallì, ma i lavoratori non sono più gli stessi. Cresce l’occupazione tra donne e anziani, resta alta la disoccupazione giovanile. Il lavoro si è frammentato, e aumenta la domanda di posti poco qualificati.

Erano 23 milioni nel 2008, sono 23,3 milioni nel 2018. A dieci anni dal fallimento di Lehman Brothers, da quel 15 settembre 2008 che innescò lo tsunami della grande crisi, dopo discese a picco da montagne russe, il lavoro in Italia è tornato a crescere. Così come negli altri Paesi. Ma l’onda ha travolto tutto e tutti, e niente è uguale a prima. Il numero degli occupati oggi è addirittura poco più alto dei livelli pre-crisi, ma i lavoratori non sono più gli stessi.

Chi ha pagato il conto

Dopo le immagini di quegli scatoloni portati ai mano dai dipendenti di Lehman Brothers sui marciapiedi di New York, a pagare il conto più salato della grande crisi finanziaria sono state le giovani generazioni. I 20-30enni che entravano nel mondo del lavoro mentre le imprese chiudevano, ma anche quelli che un lavoro lo stanno cercando ora. «Questa potrebbe diventare la prima generazione in cui i figli stanno peggio dei padri», avvertiva Barack Obama nel 2006. E per capirlo basta guardare pochi dati.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) in alcuni Paesi avanzati è addirittura diminuito. Ma ci sono sostanziali differenze di Paese in Paese, e tra il lavoro pre e post crisi. In Germania, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito oggi lavorano più giovani di dieci anni fa. Non è così nelle periferie dell’economia mondiale, dove i giovani che non hanno un lavoro e lo cercano sono ancora di più del 2008. In Italia dal 21,2% del 2008, dieci anni dopo siamo ancora sopra il 30% (nel 2015 eravamo sopra il 40%), con punte di oltre il 50% nel Mezzogiorno. Con l’occupazione giovanile che è scesa dal 24,2% al 17,7 per cento. E non perché i ragazzi italiani nel 2018 dedichino più tempo allo studio rispetto a dieci anni fa.

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By |2018-10-02T10:59:08+00:002 Ottobre 2018|Lavoro e Previdenza|0 Commenti